
giovedì 27 maggio 2010
mercoledì 31 marzo 2010
I Sinti a Merano

E' l'anno 1498 quando la valle dell'Adige è percorsa da una carovana variopinta che solleva inquietudine e curiosità nella popolazione. Sono gli zingari. Giunti alle porte di Merano vengono fermati e circondati da guardie. Si possono immaginare i grassi borghesi e i rudi valligiani affacciarsi curiosi ai muretti, infilare il naso tra i fiori del balcone, loro, che lungo il fiume avevano visto passare un'infinità di eserciti, mercanti e cortei regali. Gli zingari però sono tutt'altra cosa. Meglio tenersi alla larga anche se affascinano con quei loro colori sgargianti, quel linguaggio incomprensibile, quei tratti esotici e quelle note allegre. Ma i meranesi, dediti al commercio da tempo immemorabile, non tollerano elementi di disturbo e purché i gitani tolgano al più presto le tende stanziano la somma di dieci fiorini per il loro approvvigionamento e prendono senz'altro congedo da quel «popolo inquietante».A distanza di mezzo millennio è difficile dire se sia cambiato qualcosa. Gli zingari restano un elemento di contraddizione sociale che disturba il quieto vivere e che va dipinto, a scarico delle coscienze, con le tinte più fosche. Proprio in quel lontano 1498 la dieta di Augusta decreta: «Chi danneggia uno zingaro non commette reato». Un provvedimento che ha trovato piena applicazione in particolare nel corso della seconda guerra mondiale quando seicentomila membri del «popolo inquietante» hanno concluso la loro strada prima nelle camere a gas e quindi nei forni. Perché erano zingari. Ad Auschwitz nel 1944 si è altrettanto severi ma meno generosi che non a Merano alla fine del 1400: questo per chi ritiene che gli zingari non hanno saputo evolversi nel corso dei secoli. Ci si accorge subito che forse nei nostri libri di storia manca qualcosa. Già, la storia. Ecco un'altra lacuna del popolo zingaro. E' senza storia (ma non senza memoria). Vengono, forse, dall'India. Ma quando partirono ? Mille anni fa o millecinquecento ? E per quale motivo ? Fuggivano da una guerra, da una carestia ? O furono davvero chiamati in Persia perché esperti nella lavorazione dei metalli preziosi e perché provetti musicisti? La loro storia si perde nella notte dei tempi. Non come la nostra che è codificata nei libri, scolpita nelle lapidi, soprattutto quelle dei cimiteri o delle piazze, che proclamano vittorie e sconfitte (tanta storia ma poca memoria). Gli zingari non hanno patria, o la loro patria è la strada. Una lunga strada che, lo sanno, non è fatta per arrivare ad un capolinea. Elemento di contraddizione per una società che se da un lato si fa un idolo della flessibilità e della mobilità, dall'altro si scopre ogni giorno incapace di affrontare le nuove e antiche sfide che via via si presentano. Gli zingari hanno saputo, quando è giunto il momento, abbandonare il carro, il cavallo e l'incudine. Se il nostro modo di vivere li disorienta e li mantiene ai margini, poi però sanno mantenere identità e tradizioni rielaborando, di volta in volta, il rapporto col mondo stanziale. Che popolo necessario, quello degli zingari. Suscita nei gagi (non zingari) rabbia ed amore. Nutre la poesia e l'arte, ma è preda anche degli orrori più truci, come l'atto di un Mengele che sospinge personalmente il suo piccolo zingaro di quattro anni verso la porta della camera a gas. Gli zingari sono fra noi. Spesso lontani e circondati da guardie, come nel 1497. Lungo la valle dell'Adige (Merano, Bolzano, Appiano, Salorno) o a Bressanone vivono, come ogni popolo, con i loro pregi e i loro difetti. Popolo inquietante, per mille o forse millecinquecento anni ciò che li salva è la strada, la consapevolezza ereditaria della necessità di camminare. Chi sarà a raccontare di loro? «Sarà chi rimane, io seguirò questo migrare, seguirò questa corrente di ali». Di:http://antonello30.tripod.com/zingari.htm
giovedì 4 marzo 2010
Mostra fotografica a Merano
Inaugurata allo Scholl Village una mostra che ripercorre la tragedia dei nomadi nei campi di sterminio.
E' stata ospitata nell'atrio di accesso all'auditorium dello school village la mostra intitolata "Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz" proposta dalla comunità Sinti del nostro territorio.
A presenziare all'evento l'assessore Daniela Rossi e il dirigente scolastico Riccardo Aliprandini, che hanno sorretto l'iniziativa e i rappresentanti della comunità Sinti, Radames Gabrielli, presidente dell'associazione Nevo Drom e della federazione Nazionale Rom e Sinti insieme e Robert Gabrielli dell'associazione Sinti del Mondo di Merano.
La mostra si presenta con una serie di pannelli illustrativi da foto d'epoca, accompagnate da testi illustrativi. Testi che riproducono testimonianze dirette e la storia del Porrajmos, ovvero il "Divoramento" subito dai Sinti e dai Rom, a partire dai primi rastrellamenti nazisti e proseguendo con le deportazioni nei campi, sino allo sterminio tramite esecuzioni sommarie, le camere a gas e nei forni crematori. Atrocità che la storia ufficiale ha spesso taciuto e che spesso sfuggono anche alle celebrazioni della Giornata della Memoria in cui magari l'ufficialità si dimentica d'invitare ufficialmente gli eredi dei protagonisti di queste tragiche vicende umane.
Ma nei loro interventi Robert e Radames Gabrielli hanno anche voluto puntare sull'attualità, sottolineando l'importanza che ha la conoscenza di realtà come quella dei Sinti e di qualunque altra comunità. Solo conoscendosi si superano i pregiudizi e il razzismo, e stato detto. L'incontro si è quindi concluso con un breve concerto per gli studenti. e anche questo è stato un modo per evidenziare uno degli elementi che caratterizzano il popolo dei Sinti: la musica. Un linguaggio attraverso il quale meglio sanno raccontare il loro mondo, i loro sentimenti, le loro gioie, e il loro dolore. da Alto Adige
lunedì 25 gennaio 2010
Giorno della Memoria

Popoli interi oggi, possono testimoniare della grande persecuzione subita durante la Seconda Guerra Mondiale, di come un pensiero così banale e così privo di umanità possa aver avuto strada facile nel pensiero di massa, portando c.a. ottocentomila persone tra Sinti e Rom allo Sterminio.
Ancora oggi queste vittime gridano Giustizia!
e il modo migliore per rendergliela è Ricordare.
Ricordare cos'è il Razzismo,
Ricordare cosa vuol dire "Violare i Diritti Umani"
e Ricordare soprattutto, che siamo tutti creature di un solo Dio.
Ho ventotto anni, e proprio per la mia giovane età posso confermare che dalla mia Generazione in poi il Razzismo sta crescendo pericolosamente in Silenzio.
In Germania esiste un'organizzazzione chiamata "Stille Hilfe"-"Aiuto Silenzioso" dove appoggiano le persone con convinzioni Razziste.
In Italia, anche se non ci sono queste organizzazzioni ufficiali, purtroppo il pensiero Xenofobo esiste. Partendo dalla scuola ci sono testimonianze che raccontano di bambini Sinti che non possono giocare con i loro coetanei, perchè tenuti in disparte dai docenti.
Questo divieto, che viene dai genitori e con l'approvazione dei docenti stessi, non fa altro che infondere il razzismo nel bambino già da subito.
Dopo la scuola, il prossimo passaggio è il lavoro, e avendo lavorato per c.a. dieci anni nei più prestigiosi alberghi di Merano nascondendo la mia identità, sono arrivato alla conclusione che non sapevo più chi ero, o peggio ancora cosa ero..
Per la situazione abitativa, basta guardare e Visitare tutti i campi nomadi d'Italia e spiegare, a livello di vivibilità, che differenza ci sia tra un Lager e un Campo.
Concludendo, il prossimo passaggio di vita e quello della sepoltura, e sicuramente ci sarà chi non vorrà esser sepolto vicino ad un Sinto...
Penso che dovremmo fermarci tutti, indipendentemente di che razza apparteniamo, e domandarci se stiamo veramente educando i nostri figli (il nostro futuro) verso il
Vero senso della Vita.
di Gabrielli Robert
lunedì 21 dicembre 2009
Invito al Parlamento Italiano
Giornata memorabile per tutti i 160.000 Sinti e Rom presenti su tutto il territorio Nazionale.
L'On. Gianfranco Fini ha voluto ricordare l'emanazione delle leggi razziali del 1938 che portò Sinti e Rom a subire l'olocausto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il Convegno si è aperto con il discorso del VicePresidente della Camera Maurizio Lupi che ha definito l'evento come un'importante passo verso il riconoscimento Etnico linguistico e con l'occasione ha reso noto della creazione di un Osservatorio, all'interno del Parlamento, sul razzismo in Italia.
L'evento ha proseguito poi con il discorso di Radames Gabrielli, Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme, che ha invitato l'Italia a non dimenticare mai quello che Sinti e Rom hanno subito, e poter insieme raggiungere il tanto atteso riconoscimento Etnico Linguistico.
Molto commovente è stata la proiezione di un film documentario presentato da Luca Bravi dopo una precisa ricostruzione storica.
La giornata poi, si è conclusa con la testimonianza di una Rom e una poesia letta da due ragazze Sinte accompagnate dalle note del Violinista dei
"The Gipsyes Vàganes: Lucky Colombo Gabrielli".
di Gabrielli Robert.
martedì 20 ottobre 2009
Merano (Bz), Il sogno delle Micro-aree
Sinti, convivenza e prospettive della realtà dei “nomadi” sul nostro territorio: protesta Unitalia per i camper a Sinigo, si lamenta Minniti del Pdl, iniziano la raccolta firme al Rione Maria Assunta perchè il “campo” sotto la Mebo venga spostato e smantellato. E nel coro si inseriscono anche loro, gli «zingari». Che chiedono rispetto, propongono interazioni, hanno dato vita a un'associazione e puntano anche dalla loro visuale il dito accusatorio verso il Comune: dove sono i progetti di micro-aree?Tra tensioni, incomprensioni, polemiche, emerge chiaramente un aspetto, quello dei ritardi e delle incertezze municipali. Le promesse elettorali, ripetute di anno in anno e sempre rinviate, di spostare il campo nomadi sotto il viadotto Mebo sono rimaste inevase e ora ben difficilmente i risultati dello studio tecnico per altre soluzioni e nuovi siti verranno esposti, a pochi mesi dal voto. Fra i primi a chiedere un trasloco dalla confluenza sono proprio loro, i Sinti.«Anche i sinti non vogliono stare nei condomini - spiega Robert Gabrielli - ma d'altronde alla confluenza il campo è un lager, quattro bagni per 80 persone, conflittualità fra famiglie, un ghetto non gestibile e controllabile».L'obiettivo è quello delle micro-aree, a dimensione di famiglia allargata.«È la soluzione che dappertutto ha dato buoni risultati - insiste Gabrielli - Non è giusto imporci l'integrazione forzata nei condomini, abbiamo anche noi un retroterra culturale, dei valori radicati nel nostro passato che vanno rispettati. Col tempo, forse, l'avvicinamento fra le due diverse realtà potrà avanzare, ma solo senza forzature».Ritornando al campo nomadi, le accuse di degrado, micro criminalità e poco controllo si sprecano.«Chi nasce e cresce in un ghetto, non deve essere un sinto per essere a rischio delinquenza: succede in tutte le realtà ed etnie del mondo».Si ritorna dunque all'alternativa delle micro-aree.«A noi andrebbero bene, saremmo disposti a pagare un affitto, a collaborare; sarebbero una alternativa anche economica per la collettività ai condomini Ipes».Potrebbero essere una porta di ingresso ad altri arrivi.«Noi siamo meranesi da generazioni, il nostro primo valore è la famiglia più che il lavoro, ecco perché chiediamo le micro-aree per le famiglie allargate, un modo anche per risolvere il problema dei nostri anziani».E qui la palla ritorna al Comune, ai suoi silenzi, alle sue paure di scoprire le carte sui nuovi insediamenti. Di certo, si sa che lo studio tecnico ha individuato quattro potenziali siti: fra questi l'ex scalo merci in fondo a via Rabbiosi e un secondo nella zona latteria sociale ma non nell'area ex deposito militare. Altro voci parlano di un terreno marginale a Maia Alta e uno oltre la stazione Fs. Ma rompere il muro di silenzio dettato dalla paura del voto per sindaco e giunta, è impresa quasi impossibile: e mentre l'amministrazione latita, le tensioni salgono e le emergenze aumentano. da Alto Adige
lunedì 14 settembre 2009
GipsyeStyle





Un nuovo gruppo Sinto e nato nella nostra provincia, da come si vede dalle immagini, di servizio Katering per feste ed eventi.
Buffet o cena completa con portate.
Un team unito da una grande passione e desiderio di offrire al cliente un'atmosfera e sapori che provengono dall'antica tradizione Sinta, con un pizzico di arte moderna e lusso.
Per info e contatti scrivere a:
Oppure telefona al numero: 3315291953.
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